::il vuoto/franco battiato

A due anni e qualcosa dalla pubblicazione di “Dieci Stratagemmi“, torna Franco Battiato con l’album “Il Vuoto”. Di formula molto simile, anch’esso relativamente sbrigativo: nove tracce ad occupare poco più di mezz’ora di tempo d’ascolto.

D’altronde, “non c’è tempo”, come dice la prima traccia che fa anche da singolo di lancio. Però c’è spazio, lo spazio per la collaborazione con le punkarasau MAB. Di seguito, ci sarà più spazio per la Royal Philarmonic Orchestra, mica cotica.
Opera elaborata e complessa, che può fregiarsi di un’alternanza di classica, etnica ed elettronica, tarata alla perfezione. Quando si dice l’esperienza. Sarà il tema principale, sarà una maturità personale di Battiato, l’intero album ha un che di maggiormente digeribile, una remissività pacata all’ascolto. Per quanto mi riguarda, è proprio il brano più dolce, “Niente è come sembra” (è anche il titolo del suo nuovo film), a risaltare su tutti.
All’inizio, le tematiche ed i testi da feng shui da centro commerciale possono dar fastidio. Ma poi, via, la coppia Battiato/Sgalambro è sdoganata da tempo. Anzi, i testi sono di natura ben più semplice e terrena di quanto ci si potesse attendere. Ci si può convivere pacificamente, senza per forza buttarsi nella matematica divinatoria più da baraccopoli che da baraccone; cosa questa che già si spreca tra i superfan esoticodipendenti dei forum a riguardo. Ma che cosa mesta.

Il problema, purtroppo, è un altro. Nessuno mi prenderà a fucilate se asserisco che l’autore siculo ha azzeccato ben tre, e dico tre, album di fila. Senza mai ripetersi, senza mai prendere una cantonata che fosse una. In quest’ultima release, invece, tutte le sonorità sembrano essere patchwork messi su da brandelli di uscite precedenti.
Collage di gente che li sa mettere su bene, è verò, la qualità è fuori discussione. Ma hai voglia te a chiamare aiuti esterni, se poi devono suonare secondo la stessa identica struttura! Si avvertono déjà vu a mitraglia, invece: c’è la cineseria d’assalto come nell’album precedente, il vocalizio riproposto da un passato non lontano, l’effettuccio che m’aspettavo; e così via.

Franco Battiato ha una veneranda età in campo musicale, e molti dei suoi supporter della prim’ora pure. Per tali motivi, è facile che sia tempo ormai di santificarlo come un De Andrè qualsiasi, allo scopo di ripulire le sporcizie quotidiane degli animi invecchiati. Succede, e bisogna accettarlo con rassegnazione. Se fate parte dei nostradamus quarantaquattrenni in botta di sostegno filosofico, non posso che consigliarne caldamente l’acquisto. Senza ironia, davvero.
Invece io, lo ammetto, subisco il colpo dell’arresto d’idee. Ed aggiungo un malus al giudizio di un disco altrimenti discreto.
Nell’attesa dell’imbalsamazione finale di Battiato. E del santo trasporto fino a qualche Sacra Teca della Musica.

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8 thoughts on “::il vuoto/franco battiato

  1. spero solo sia una battuta d’arresto…e poi lo hai detto tu 3 album di fila azzeccati…comunque battiato resta il miglior cantautore italiano anche se “e’ mera arte paesaggistica” 😉

  2. Con tutto l’amore che ho per Battiato cantautore spero davvero che la smetta di scimmiottare il regista. Gli ho perdonato “Perduto amor” ma “Musikanten” è stato qualcosa di grottesco, un film grossolano, carico di intenti e di ambizioni politico-filosofiche e per questo ancor più vergognoso. Un film osceno nonostante il grande Jodorowsky, però lo consiglio; alla fine nella sua schifezza è da vedere così, per curiosità

  3. Lucyblade:abbiamo ripiegato per il nostro clubbino amichevole preferito, lo Stonehenge, perché non potevamo perderci una battaglia verbale tra irlandesi e gallesi a proposito di rugby.
    Stasera invece siamo al Joshua a mettere robaccia anni ’80 (e forse anche inserti anni ’90) tutta la sera. E questo perdendomi clamorosamente Marco Paolini al Saschall, ma se dai parola… Sarà probabilmente una cosa molto in piccolo, dato che ieri era martedì grasso, ma l’importante è divertirsi con gli amici, il resto anche chissene.
    Visto il dispetto del server ungherese che mi tiene le immagini, oggi?

  4. Marco Paolini è tanta roba, l’ho visto dal vivo un paio di volte, ma anche il Joshua non mi dispiacerebbe in buona compagnia. Darò parola.
    E magna piciaba (sicuramente non si scrive così) al server ungherese 🙂

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