::10 print andrea free now 20 goto 10

Il mio cuore commodorista ha sperato nell’omonimia sino all’ultimo. Una speranza risultata poi vana, a rendere la cosa, se fosse stato possibile, ancora più dolorosa.

Come un po’ tutti, ho seguito la vicenda del piccolo golpe stanziale di stampo massmediologico (telefoni, cellulari, email e quant’altro) che ha coinvolto Telecom Italia. C’è talmente tanta carne al fuoco in quella brutta faccenda, che metterci un link risulterebbe comunque incompleto e velleitario. Un sistema che, tra spionaggio delle concorrenti, monitoraggio orwelliano di soggetti d’interesse, intrallazzi coi servizi segreti, intromissioni nell’attività politica, suicidi ancora da verificare e molto moltissimo altro, è equiparabile all’attività di un colpo di stato formato mignon perennemente sottotraccia.
Proprio come in un colpo di stato, c’erano le truppe speciali con tanto di nome di battaglia. Come il fantomatico Tiger Team, nucleo pulsante motore dell’intera giostra, decimato dagli arresti.
Leggo la notizia, e non posso crederci. Allora mi informo attraverso contatti della scena, e tutti mi confermano che, sì, è proprio lui. Infine, storia di questi giorni, Andrea Pompili resta agli arresti, in carcere.

Andrea Pompili incarna un po’ la figura dell’eroe italico commodorista, un garibaldi dei 64k, un giuliocesare del comando POKE. Praticamente da solo, completa Catalypse, un gioco sul glorioso biscottone, dalla qualità talmente elevata da sbaragliare i migliori prodotti delle case di produzione più scafate. Il prodotto ludico tricolore fa talmente tanta invidia lì, oltremanica, che la critica d’eccellenza si sente prima di stroncarlo, poi di fare ammenda.
La grafica disegnata da Andrea, le proporzioni, l’uso del colore, sono la mia principale fonte di ispirazione per il gioco che sto sviluppando sul coso nero, ero lì lì per contattarlo e chiedergli una consulenza. Prima di sapere del fatto. È un pò come quando ti dicono, direttamente o indirettamente, che cavoli e cicogne non sostituiranno la santa innominabile, o che nessun vecchio lappone esibizionista affronterà il gelo decembrino per soddisfare i tuoi vizi ludofeticisti infantili.

Prima il rapitore autriaco commodorista Wolfgang Priklopil, fiero del suo C64G che preservava i suoi sordidi (sordidi?) pensieri dalla polizia. Poi Tamás Polgár (conosciuto come Tomcat), attivista politico, blogger più letto del suo Paese, organizzatore di retroeventi ed autore della serie di libri d’argomento “Freax“, arrestato illegalmente perché beccato (forse) tra i rivoltosi di settembre a danneggiare il monumento sovietico per la liberazione del ’45, e tacciato di averlo distrutto da solo (sì eh!).
Infine Andrea Pompili.
Una lunga scia d’odio di chiaro stampo cattodemoplutocratico nippoislamicosionista a doppio turno vuole silenziosamente abbattere le resistenze ad 8bit contro il mercato. Ad uno ad uno, separatamente, proveranno a falcidiare la compagine commodoriana. Reagiamo! Andiamo in piazza ad urlare il nostro sdegno! Andrea libero subito! Andrea libero subito! Andrea libppfhfhpppfh (lo portano via).

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::gatto fortunato analogico e live

Oh, alla fine ce l’hanno fatta i miei adorati Isan a fare una puntatina anche sul versante italico, nell’ambito di “Fosfeni“, che a sua volta è una delle componenti della ricca primavera musicale pisana.

Il concerto si svolge: nottetempo; nel Politeama di Cascina, struttura sita nel quasinulla; nella sala piccola, più adatta sia come prospettiva visiva che come audio, perfetta, amniotica.
Sul tavolo di Robin ed Antony: i due portatili per sequenziare sia i suoni digitali che quelli di sorgente analogica, separati da un set di generatori d’onda con differenti oscillatori analogici, collegati ai laptop. Immancabile, il gatto della fortuna: nero, bellissimo.
Dietro di loro, video di accumulazioni di orologi e bioluminescenza da mari profondi. Atmosfera fetale a chili.

L’impostazione scelta dagli Isan è: avanzare per coppie di pezzi, incollando a due a due “Yttrium”, “Look and Yes” e tutte le altre dell’ultimo album, con pezzi di produzioni precedenti. La cosa funziona, dà respiro e varietà alle performance, valorizzando in generale lo spettacolo.
Tutti i pezzi proposti subiscono regolarmente un arricchimento nei suoni rispetto alla versione pubblicata, così da remunerare lo spettatore motivando concretamente la sua partecipazione all’evento. Robin ed Antony mostrano partecipazione, e si perdono in discussioni mute sul da farsi, con l’aria di chi può modificare la scaletta iniziale in qualsiasi momento tenendo sempre in mano la situazione.
In definitiva: un percorso musicale all’interno del proprio Io svincolato dalla memoria cosciente. No, dai, già vi sento fare battute sceme tipo “macchettiseifumaaaato”, non mi prendete in giro, su, su.

Il pubblico collabora alla bolla emozionale nel modo migliore, li applaude a lungo per avere un secondo bis che, sfortunatamente, non avrà, dopo un’ora ed un quarto di concerto pressoché senza pause. Niente male per una platea dove una grossa fetta è lì perché ha fatto l’abbonamento, e deve passare la serata.
In questa grossa fetta, purtroppo, si distingue un manipolo di imbecilli, ristretto sia in numero che in neuroni, che si è lasciato andare a spettacolini agrodemenziali. Memorabile il puntatore laser giocattolo sullo schermo, un ritorno all’idiozia preliceale che ha infuso mestizia un po’ qui un pò là tra gli astanti.

Memorabilia della serata: sicuramente, la versione clamorosa, lunga, dall’intro sofferta e tirata all’inverosimile, di “Gunnera”. Lì non era più un concerto, in quel frangente trattavasi di coito. Ne ho rubati dei momenti, in tre piccoli video (uno due e tre), con la tecnologia più becera a mia disposizione. Spero basti il pensiero.

Grazie Antony, grazie Robin, è stato un prenotte intenso e dolce. Spero torniate presto. Intendo: molto presto.