::gatto fortunato analogico e live

Oh, alla fine ce l’hanno fatta i miei adorati Isan a fare una puntatina anche sul versante italico, nell’ambito di “Fosfeni“, che a sua volta è una delle componenti della ricca primavera musicale pisana.

Il concerto si svolge: nottetempo; nel Politeama di Cascina, struttura sita nel quasinulla; nella sala piccola, più adatta sia come prospettiva visiva che come audio, perfetta, amniotica.
Sul tavolo di Robin ed Antony: i due portatili per sequenziare sia i suoni digitali che quelli di sorgente analogica, separati da un set di generatori d’onda con differenti oscillatori analogici, collegati ai laptop. Immancabile, il gatto della fortuna: nero, bellissimo.
Dietro di loro, video di accumulazioni di orologi e bioluminescenza da mari profondi. Atmosfera fetale a chili.

L’impostazione scelta dagli Isan è: avanzare per coppie di pezzi, incollando a due a due “Yttrium”, “Look and Yes” e tutte le altre dell’ultimo album, con pezzi di produzioni precedenti. La cosa funziona, dà respiro e varietà alle performance, valorizzando in generale lo spettacolo.
Tutti i pezzi proposti subiscono regolarmente un arricchimento nei suoni rispetto alla versione pubblicata, così da remunerare lo spettatore motivando concretamente la sua partecipazione all’evento. Robin ed Antony mostrano partecipazione, e si perdono in discussioni mute sul da farsi, con l’aria di chi può modificare la scaletta iniziale in qualsiasi momento tenendo sempre in mano la situazione.
In definitiva: un percorso musicale all’interno del proprio Io svincolato dalla memoria cosciente. No, dai, già vi sento fare battute sceme tipo “macchettiseifumaaaato”, non mi prendete in giro, su, su.

Il pubblico collabora alla bolla emozionale nel modo migliore, li applaude a lungo per avere un secondo bis che, sfortunatamente, non avrà, dopo un’ora ed un quarto di concerto pressoché senza pause. Niente male per una platea dove una grossa fetta è lì perché ha fatto l’abbonamento, e deve passare la serata.
In questa grossa fetta, purtroppo, si distingue un manipolo di imbecilli, ristretto sia in numero che in neuroni, che si è lasciato andare a spettacolini agrodemenziali. Memorabile il puntatore laser giocattolo sullo schermo, un ritorno all’idiozia preliceale che ha infuso mestizia un po’ qui un pò là tra gli astanti.

Memorabilia della serata: sicuramente, la versione clamorosa, lunga, dall’intro sofferta e tirata all’inverosimile, di “Gunnera”. Lì non era più un concerto, in quel frangente trattavasi di coito. Ne ho rubati dei momenti, in tre piccoli video (uno due e tre), con la tecnologia più becera a mia disposizione. Spero basti il pensiero.

Grazie Antony, grazie Robin, è stato un prenotte intenso e dolce. Spero torniate presto. Intendo: molto presto.

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