::comunicazione urbana povera 10

Cosa c’è di meglio di un post del genere per festeggiare la resurrezione (parziale, mannaggia!) del server ungherese che ospita le immagini?
La risposta è: parecchio altro, ma tant’è. E questo perché quest’anno sono costretto all’uso dell’auto per raggiungere il posto di lavoro ogni santissima mattina, mica come l’anno scorso, sempre in bici, esposto al sole alla pioggia alle scritte sui muri!
Fortunatamente, arrivano in soccorso gli amici: un grazie a Matteo, Daisuke Ido ed al Prof. Antonio Sofi per i graditissimi, validissimi, contributi.
I precedenti capitoli della tribolata saga: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto e nove.

::no spazaran!
Hasta la porqueria siempre! La busta cerrada jamas serà vencida.
Popolo! Il PCCI, Partito Comunista Consumista Italiano sta sublimando le sue forze in uno sforzo compatto che parta dal basso per arrivare al bassissimo! Ecco le prime prove di un rigoglìo di attività sovversive comuniste ma anche consumiste: imbrattiamo con gli uniposca, che poi divideremo a casaccio tra campane differenzianti e cassonetti indifferenzianti; ascoltiamo musiche di rivolta però anche poetiche di cantautori genovesi morti, per sentirci più comunisti, anche quando il consumismo ci porterà a cambiare il lettore mp3 a scadenze annuali; moltiplichiamo i prodotti per il bucato con scuse banali su quanto sia davvero importante l’ammorbidente per la Causa! Que viva monnezza!

::ribellione adamitica
Se anche la religione cristiana considera il lavoro una punizione divina (Gn, 3:17), un maledetto motivo ci sarà! Dopo duemila anni, ecco l’alzata di capo del moderno Adamo, la quale non poteva non essere seguita da dolente bestemmione nordestino che, diciamolo, ci sta anche bene.
In tutto ciò, non a caso è il muro di città a fare le veci dell’Albero della Conoscenza:”Nell’Eden urbano potrai scrivere dove vorrai, sulla carta con l’inchiostro, sui vegetali per intarsio, sul pc pemendo tasti; solo sui muri non dovrai scrivere mai…”.

::della pera il cantor
L’emostatico laccetto
denti aguzzi va cercando
liberando col morsetto
l’altro braccio, l’operando.
Bolle dentro non ne tiene,
premo e sol liquìdo sale,
nelle vene mi sovviene
tutto il bene del mio male.

::escalation cromatica
Uno dei mirabili esempi di comunicazione urbana collettiva virale, volontà di interazione zampillante da tutti i pori. Ti fa venir voglia di comprare una bomboletta di spray giallo oro per appostarti nottetempo ed aggiungerci:”Ma anche col giallo però eh!”, in formato millemila per altrettanto, con aggiunta di immensa wallart senza senso apparente. Ovviamente, in attesa dell’avventore con lo spray rosso e con intenzioni megalomani.
Certo che non si può dare un dito, che c’è sempre chi si fa prendere la mano, tutta, in tutti i sensi.

::no dantetour? ahiahiahiahi!
Il lato scontento della filosofia “no guru”, l’incontenibile bisogno di mèntori, la necessità di una guida etica e spirituale, tutte insieme unite ad un eccesso di tempo libero e di vernice rossa in casa.
Scritta nell’imbarazzante convinzione da liceo di aver avuto l’ideona letteraria del secolo, quest’opera non disdegna il vezzo di fare della O finale un emoticon dallo sguardo torvo e malevolo.
Il trionfo murale della sindrome di Stoccolma, ben prima di scegliere l’università.

::l’amore è un astronauta
…cantava l’indimenticabile Federico Stragà (grazie maiamaia!), addirittura da sobrio! Come “Chi cazzo è?”, oh, Federico Stragà! Non mi cadete sui rudimenti, su.
Evidentemente la teoria, già valida al tempo, supportata da corollari nobilissimi quali “mia nonna è un’astronauta”, è stata in qualche modo assimilata oltreoceano: sì va bene, l’ammmòre è più importante delle ricchezze…ma l’avete mai vista l’Arcadia di Capitan Harlock? No? Dovreste imparare a suonare l’ocarina allora. Non c’è gara tra un’astronave e la vostra ragazza, non c’è confronto…

::metrica (at)tentatrice
Quando la scritta murale si collettivizza per vie malsane quali il nonsense in rima baciata, ci si rende conto che nulla può spezzare la catena dell’orrore così innescata.
È una vera e propria espressione numerica che non converge, una moltiplicazione frattalica di incontenibile potenza, e questo perché ognuno ci aggiunge del suo, a sua volta commentabile ed espandibile. Chissà ad esempio, cosa svilupperà nei giorni a venire la pur semplice aggiunta di simboli di anarchia e pace messì lì per puro vezzo liceale…

::il giardino delle vergini imbecilli
Noooo, invesce è ghe di zei innamoraaaata… L’ammmòòòre è così, ti fa sendire le vambate ti galore e ti sendi popo un bò così, gome zulle nuuuvole.
Ho odiato questa scritta da subito. La ricercatezza dei caratteri tradisce la non spontaneità del gesto. Sopratutto, mi fa veramente uggia quel finale finto ironico amaro che vuole timidamente nascondere il zendimentho dietro una conoscenza ostentata della chimica delle storie tristi.
Sì, cara la mia imbecille: è il valium.

::nessuno escluso
Ma tutti tutti eh! Io che scrivo nottetempo su questo bel pannello quadrato dell’ENEL, tu che domani prenderai la macchina il treno il tram per andare al lavoro. Non c’è differenza, lo siamo tutti.
Però scriviamolo. Un giorno arriveranno a dirci che forse dieci giorni a New York a vedere le solite cose che si vedono in dieci giorni a New York, oppure un SUV dominatore di carreggiata, o una tv al plasma di faraonico metraggio, potrebbero salvarci dall’impietoso giudizio. Quando arriveranno, questa scritta sarà lì. A monito.

::prestazioni particolarissime
Cioè, ma…intendi dire: “contemporaneamente”?

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7 thoughts on “::comunicazione urbana povera 10

  1. A parte che Olinto ti saluta e ringrazia di non aver censurato il suo numero, ma quella cosa in basso a destra nella foto con la sententia su Virgilio è un pantegana? Vera o dipinta a mo’ di firma? 🙂

  2. Disorder79:sì, tristemente sì, fatta probabilmente con la sagomella del piccolo guastatore anarchico sgondro il shishdeeeema fatta in casa. Ma dubito l’abbia fatta lo stesso autore della frase neodantesca.
    Il numero di Olinto! Eh! È ancora lì, incensurato. Io che colpa ne ho, volevo fotografare un muro bellissimo… 🙂

  3. Il secondo scatto forse merita un’analisi più approfondita: quella “D” della parola “Dio” si trasforma, un po’ per caso un po’ per desiderio, in una “P”.

    E dunque: siamo di fronte ad una bestemmia al passo coi tempi, blasfemia 2.0 insomma, che chiama in causa il frate di Pietralcina, oppure – ancora più affascinante – il messaggio cela l’invocazione di chissà quale nuova divinità artificiale dalle fattezze canine?
    _
    Qbic

  4. Non ti spaventi la mia preparazione sul cantante con la nonna astronauta, ma si chiama Federico Stragà, non Filippo. Lo so perché “lu l’è chel che l’è ndà a sanremo” come dicono nella ridente cittadina veneta da cui entrambi proveniamo.

    A parte la precisazione è sempre un piacere leggerti, e grazie per il puntuale commento sul mio blog

  5. maiamaia:mannaggia la pupazza, che scivolone imbarazzante, grazie ora metto una nota.
    Sì, il punto è come dire “sto qua, ti tengo d’occhio, ma come ‘che palle’?” 😉

  6. Pingback: ::comunicazione urbana povera 11 | pastaaltonno

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