::erasmus v3.0 beta

Nei commenti, mi chiedono di dirne una su questa esternazione di Prodi nei riguardi dell’Erasmus. Ma non mi preme granché, se devo dirla tutta, nonostante i burrascosi trascorsi (cercateveli nel caso) di questo blog.

Al sentire il premier, ho reagito a modo mio, reazione alla quale non è seguita alcuna sublimazione blogghistica repentina. Il perché è presto detto: il soggetto Erasmus è cambiato col tempo, senza mai cristallizzare in una forma riconoscibile, soprattutto a causa della riforma Moratti, che ha prodotto il ben noto calo di richieste: agli albori del Tutto, la figlia dell’ingegnere poteva liberarsi con facilità dei tre o quattro mattoni pesi del proprio corso di studi in quel di Dublino, per di più interrompendo salubremente la routine metafamiliare del coito in automobile di chi non ha potuto o voluto (fuori)sedarsi. La riforma Moratti ha ucciso quest’esigenza, regalando alle università nostrane un regime jovanottiano “è qui la festa”, ma restaurando motivazioni finalmente davvero universitarie per alcune “categorie pro-tette” (ad esempio gli studenti di Lingue, per i quali l’Erasmus è decisamente intopic).

Cosa fare di questa polla di soldi statali nata così così ed ora già in fase di calo?

Bè, uno come Prodi gioca a fingere sostegno al binomio giovani-lavoro, quando invece la mira è quella di saltare una generazione di lavoratori reali per risparmiare pensioni e stipendi, con i quali coprire i buchi statali degli anni ’70 ai severi occhi giudici dell’Unione Europea. Per far ciò, bisogna “appenderli” ai genitori più a lungo, mantenendo il loro status di “figlio”, così entropicamente positivo. In questo senso, rilanciare l’Erasmus come ruota di criceto, come idling loop, giocando su valori solo apparenti da Governo stile MTV, può fornire un nuovo scopo (ancora una volta occulto) ad uno strumento tanto prezioso ed utile in teoria quanto doppio e classista nella pratica.

Si tratta chiaramente di una proposta fanfarona: dietro la facciata “pimp my faculty” dello studente ggiòvane giramondo in botta culturale, esiste tutta una regione cromatica, tra chi lavora per laurearsi, chi non ne ha i mezzi, chi ha i soldi dei genitori contati per tot anni, chi ha problemi in famiglia e non può darsi malato di villaggioglobalismo, e tanti tanti altri casi. A quel punto si farebbe prima a fare l’università Metropolis: sopra gli universitari di serie A, sotto gli universitari a svenire alle macchine della cultura.

Infine, per chi proprio non ci dovesse arrivare: no, non è un post contro chi ha scelto l’Erasmus, punto.

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6 thoughts on “::erasmus v3.0 beta

  1. Oltre che spedirci tutti all’estero per formare gli studenti in una european culture, ci si preoccupa anche del fatto che gli esami riconosciuti di un erasmus sono sofferti o riconosciuti non lo sono affatto?
    Come al solito, oltre ai soldi, ci ferma la burocrazia!

  2. Al di là delle proposte caciarone di Prodi (sulle quali hai perfettamente ragione…), non va dimenticato anche che esiste una vera e propria sotto-cultura “mediatica” banalotta e superficiale che, nel tentativo di fornire alla massa un sinistrismo pacifista generico e dunque innocuo, si fa scudo dell’Erasmus come di un’esperienza di formazione allettando gli sprovveduti giovincelli con promesse sottese di sesso facilotto. Fabio Volo, con i suoi programmini del menga, fa parte di questo genere di operazione.

    Z.

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