::wonkatest 08

Eccole, sono loro! Terrore delle mamme durante gli anni ’80, gonfiabudella preprandiali per adolescenti perduti nel cuore del mercato: le patatine!
In realtà, oggigiorno più che parlare di patatine, usa parlare di snack, cioè di tutta quella fuffosa gamma di alimenti venduti previa parcellizzazione, di basso potere nutriente, basati su fecole di differenti provenienze, più supporto per spezie sintetiche che sapore naturale intrinseco. Difatti si differenziano principalmente per la foggia della suddetta parcellizzazione, che li caratterizza e, ahimé, nei casi più sfortunati dà loro un nome.
È la San Carlo, o meglio la Unichips Italia S.p.A., l’azienda storica italiana degli snack salati, a vantarne una gamma gigantesca. Non avrei mai immaginato se ne potessero fare talmente tante di patatine da costringere le rivali a rincorrere la prima della classe anche nelle singole forme.

Forma.
Su tutte le confezioni odierne di patatine e snack San Carlo, fanno bella mostra di sé campioni singoli del prodotto. Se escludiamo quella piccola colorazione/contrasto aggiuntiva, si può dire che l’immagine rappresenti il prodotto come realmente è, anche con una innegabile ricercatezza nelle raffigurazioni dimensionali corrette. Il prodotto trae vantaggio dall’imperfezione stessa delle forme, e spinge proprio sull’accentuazione delle porosità, che attivano maggiormente l’acquolina del consumatore.
Come esempio, si noti il Virtual, soggetto a bending in ogni foto anche del sito, meglio che mostrare un innaturale cono alieno troppo perfetto per essere vero.

Ripetibilità.
Che volete che vi dica? Le patatine sono da sempre soggetti stocastici, e quella è una loro attrattiva:”Miiii, guarda che patatina ipertrofica che ho trovato in questo sacchetto, ne riusciresti a trovare una uguale tu?”. Questa è una regola generale che vale un po’ per tutti gli snack del genere, e che comunque si limita alla scala dei pezzi, e non alle forme: queste in effetti rimangono statisticamene immutabili nella confezione, per la natura abbastanza resiliente dell’alimento, e raramente si trova l’imperfezione o la frattura.

Realismo.
Le confezioni San Carlo, svecchiatesi dall’antico brand rosso fuoco scintillante, ora son bellissime, standardizzate, sobrie con un sapore 2.0 che lascia le pacchianate concorrenti lontane anni luce. Certo, il prodotto indirizzato ai giovanissimi avrà qualche forma e qualche colore aggiuntivi, ma sempre nel rispetto dello standard: campo bianco, shadowing pieno, top/bottom band.
Però!
Però eccola la mazzata lisergica del giovane copywrighter, l’aggiunta imbarazzante che non ti aspetti. Giri la maggior parte delle confezioni, e che ci trovi? Una poesia in rima baciata che parla dello snack in questione, una imbarazzante e quantomeno inutile esposizione di surplus creativo di qualche povero mentecatto, l’allegra scusa per inventarsi con gli amici cinque minuti cinque di sano imbarazzo. Anche liddove non è la rima a farti rotolare in terra i sentimenti, fa bella mostra di sé una terminologia che vorrebbe essere giocosa, ma che sa di programmino per ragazzi da Italia1, sa di nebbia bambini da portare in palestra cemento ed industrie.
Gli Art Attack sono “super crocco-creativi”! La Classica “ti stordisce di allegria”!. Alle volte, la rima baciata prorompe e scivola su mancamenti micidiali, come nel caso delle Highlander. E poi, prese a caso:”Ti catturo nella rete per ballare insieme a te. Dai buchini guardi il mondo che ti sembra ancor più tondo.”, “…ha un gusto travolgente, una forma conturbante e scatena una tempesta dal sapore elettrizzante.”, “Candido, croccante, assolutamente inimitabile, il pop corn è un fenomeno che ha dell’inspiegabile…”,”…dal gusto speciale e così saporito triangolando la fame, mette in scacco l’appetito.”. E così via… e così via! Questo è ancora nulla, ma mi fermo qui lasciando a voi tutti l’orrore della conferma pratica.

Le patatine e gli snack San Carlo hanno subìto negli ultimi tempi un vincente e salutare svecchiamento del brand’s advertising, ma mi sa che qualcuno ha spinto troppo sull’acceleratore della macchina dell’eterna giovinezza, facendo pienamente sfociare il prodotto nel campo dell’imbarazzo assoluto.
C’è un colpevole fisico, che possa accollarsi il peso di tale scempio?

WonkaTest precedenti: 01, 02+03, 04, 05, 06, 07.

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10 thoughts on “::wonkatest 08

  1. E’ passato circa un annetto da quando, comprando un pacchetto di sancarlo e girandolo, scopristi le imbarazzanti poesiole. Finalmente hai scritto qualcosa a riguardo! Aggiungo che è bellissimo per me, allergica al glutammato, comprare le gusto classico e leggere gli ingredienti: patate, olio vegetale, sale.
    Vita

  2. Vita:sì, la svolta è stata la scoperta del sito della San Carlo, che, con malcelato orgoglio, ha riportato tutte le poesie articolo per articolo. Dovessero mancare, eh, mica si ferma un’emozione!

  3. enzo:emannaggia però, prima il server ungherese, ora sito in quel di Dubai (eeeh sempre meglio eh?); poi il fatto di essermi buttato anema e còre in una demo per Commodore che non mi lascia dormire, specie ora che ne devo fare l’orrendo framework…
    tottichapo:s’ha da provare?

  4. Le patatine da 3 euro il pacchetto ?
    Probabilmente le Kettle’s. Suggerisco quelle all’aceto balsamico. Un’orgia di lusso decadente.

    Quanto al colpevole fisico del restyling San Carlo e (indirettamente, suppongo) delle liriche sul sacchetto, posso fornirLe degli indizi: alleva cavalli e produce OLIo in TOSCANa…
    Saluti, mio oniricamente aromatico amico 🙂

  5. Martino:il pane Alixir! Ed io che non me la sono sentita di wonkatestare i così della Kellogg’s con dentro il cacao di Chernobyl perché costavano ben 3,89€! Devo assolutamente trovarlo, grazie per la dritta!

  6. Pingback: ::wonkatest 09 | pastaaltonno

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