::pity uomo

Anche quest anno ci si becca la nostra bella dose di traffico impazzito, parcheggio selvaggio e fattoni arrichiti nottambuli: è iniziata alla Fortezza da Basso Pitti Immagine Uomo. Che a sua volta apre le danze per Pitti Bimbo, Pitti Filati, Pitti Pitti, Pitti Pelati, Pitti Aspirapolvere Sniff Sniff, Pitti Qwerty e Pitti Aspawedelsameschechtölungtz.
La manifestazione, aperta agli operatori nel settore, provoca un effetto secondario: la calata di una ricca ed eterogenea folla di avventori periferici, il formarsi rigoglioso di un lichene saprofita che tenta di cibarsi delle scorie glam prodotte dall’evento.

Le notti fiorentine si trasformano in una via lattea di cocaina consumata nelle miriadi di feste private, ufficiali o meno, lì nella zona d’ombra dove il cattivo extracomunitario di sempre rifulge, per un attimo solo, della Santa Aura della Madonna dello Sniff. Ne sono coinvolti un po’ tutti, ma la fauna più colorata tra i cultori del tiraggio è costituita dai Cani.
I Cani sono i giovani imbecillotti rampanti che il Gran Capo manda dal giorno prima alla manifestazione, a sbrigare le faccende più noiose. Vestiti come fossero al Drive In televisivo degli anni ’80, credono davvero di aver avuto accesso al gran mondo una volta per tutte, protagonisti di quello che credono un paradiso del successo, più che la nordestina tristezza di evasione fiscale che meglio lo descrive, per fare un esempio. Innaturalmente sudati, occhi a spillo, puntano i locali fintomeneghini più cafoni dei lungarni, e nel tragitto rompono qualche cartello e taluni cestini per sentirsi giovani e vincenti.

Comunque sia, si va a Firenze. Da Verona, Catania, Forlì, si va a Firenze perché c’è Pitti Uomo, quindi dice che ci sono le modelle, i modelli, c’è bbonodegliudue che presenta la sua eccetera, le feste, il bello. Una moltitudine di profughi, in cerca di quel benessere che tanto si vede in tv ma che la dura realtà ancora si rifiuta di riprodurre, salta sul gommone dall’Albania della sua pochezza culturale, per approdare sulle salvifiche sponde gigliate, in cerca di una conferma che, sì, il mondodellamoda esiste davvero, magari è quello che puzza di lampredotto, ma esiste.
In cerca di una sicurezza, che i propri sogni cafoncelli possano essere sfiorati per un attimo, altrimenti come affrontare una vita di carrelli della spesa ed assicurazioni da pagare?

Mi piacciono anche i transumanti a corto raggio, quelli entro i 50 chilometri circa. Vengono sullo scooterone bolso per poter girare in centro, ma sempre belli gradassi. Hanno quarant’anni lui trentacinque lei, sono stati colpiti duramente dagli anni ’80, del benessere hanno un concetto quantitativo e dimensionale. Lui grassoccio, vestito bianco da gelataio con tecnologia sparsa e tocchi di cafonaggine latina qui e là; lei mai sorridente, addobbata a tinte sin troppo forti, con la pelle del viso che accusa la lunga tradizione di stucchi di bellezza nel corso degli anni.
Con Pitti Uomo, questi personaggioni interrompono finalmente la loro routine pomeridiana di trasmissioni tv, quelle dove una sgallettata dice all’altra “di ezzere una pessona falza che dice un’altra coza a telecamere acceze e comunque zei falza ma popo falza dendro”. Invece si va a Firenze a visitarne le sue bellezze, famose in tutto il mondo: via Tornabuoni, il Rinascimento di Roberto Cavalli, la cupola di Prada, le porte del paradiso di Gucci.

Mercoledì, primo giorno di Pitti Uomo, sera: locali cafoni strabordanti, Ponte Vecchio vuoto, Uffizi vuoto, Piazza della Signoria solo un macchinone da cui pompa musica techno.

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