::angeli fallocefali

Addio Francesco, addio Debora, Marco, Samuele, Enzino, Sandro, Mariella. Sarai l’angelo che veglierà su di noi, noi ora in procinto di scegliere il nostro percorso universitario.

Eri un ragazzo come noi, semplice, allegro, che voleva solo divertirsi. Eri una ragazza che inseguiva i suoi sogni, volevi diventare ballerina classica, ti ammiravamo tutte. Ti piaceva Vasco, non perdevi una gara di Valentino Rossi, avevi tanti amici. A volte eri sopra le righe, ma in fondo ci piacevi così, questa era la tua estate più bella.
Tuo padre e tua madre, quegli amorevoli residuati degli anni ’80, confondendo “cambiamento” dei valori con “edulcorazione” dei valori, erano orgogliosi di averti visto al volante della tua auto giovane e modestamente sportiva, segno riconoscibile anche per loro quale suggello della raggiunta maturità. Tuo padre e tua madre ti vedevano sessualmente vincente, a cavallo della tua moto, lasciapassare per ciulatine scacciatraumi e macchina ginnica sviluppatrice di soverchiante, educativa baldanza.
I tuoi vecchi ti vedevano già donna fatta, ti vedevano già uomo fatto. Non ti hanno visto invece quando eri fatto veramente, tornando dalla festa, dalla disco, dalla bravata, dalle vacanze, alchemicamente ed alcolicamente bruciato.

Angelo nostro, non t’hanno visto neanche i componenti della famiglia che hai falcidiato; non t’hanno proprio visto, manco di striscio, i coniugi sessantenni che tornavano dalla casa del loro di figlio; non t’ha visto il ciclista che proprio non s’aspettava il SUV del neopatentato addosso; non t’ha vista la ragazza che guidava lo scooter, morta lì, alla fine del tamponamento che hai provocato con la tua gioia di vivere la vita vera.
E soprattutto, tu non hai visto loro.

Dolce angelo del cielo, proteggici da lassù, mentre tenti di investire San Pancrazio sulle Strade Celesti, birichino come sei. Che quaggiù non sei né vittima né carnefice. Quando muori, diventi semplicemente angelo, in virtù della tua giovane età. Sei solo il più giovane che ci lascia le penne, ed il sistema mediatico sa bene su quale cavallo puntare.
E poi, si riconoscono facilmente le vittime del fumo, del cancro, degli infarti, dell’amianto. Invece le vittime del consumismo non si possono riconoscere, perché i confini di questa causa di morte sono estremamente nebulosi e trasversali, e nessuno potrà mai definirli, mai.

Addio Rossana, addio Nino, Ines, Massimiliano, Roberta, Simone, Enrico. Sarai per sempre il nostro angelo in cielo, a vegliare su di noi, testa di cazzo che non sei altro.
Addio, ingiustificabile stronzo, chi scrive potrebbe anche provare pietà pensando a te come caso singolo, ma potendo parlare di triste statistica e di casi reiterati, allora è meglio per te che tu sia morto sul colpo, altrimenti ti avrebbe ucciso a sputi in faccia tipo tortura cinese enzimatica.

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::premi il tasto [insert] quando la vecchiaia busserà

È per causa di varie vicissitudini personali, su fronti differenti ma sempre riconducibili ad un unico triste filone, che stavolta mi tocca metter giù il post personale, melenso e patetico. Che vergogna, ora mi mancano solo l’apoteosi del sushi ed il calendario stagionale dell’Estragon, per diventare una imbarazzante segretaria 2.0.

Ma piagnone no, questo post non sarà piagnone, bensì positivamente propositivo, ecco!

Facciamola breve. Alla mia veneranda età, lì nel quasi mezzo del quasi cammino di nostra vita, si sta verificando nelle persone a me vicine la catastrofe prevista anni or sono durante gli onanismi mentali adolescenziali, e durante le seratine intimiste degli universitari del terz’anno: chi più chi meno, le disillusioni sentimentali induriscono repentinamente il cuore di questi ex ragazzi, attivando un invecchiamento dei sentimenti drastico, subitaneo, con i tempi di un taglio col proprio io passato oppure di una mutazione in stadi veloci.

Tra coetanei, non senti dire altro che questa giustificazione misera per la propria cardioibernazione, ti viene quasi a noia: ho capito che bisogna accontentarsi, ho preso tante mazzate devo difendermi, ho comunque investito in una storia… Dietro queste frasi standard, che suonano come bigliettini di una versione laida dei Baci Perugina, si staglia minacciosa l’ombra di un orologio biologico dal ticchettìo sempre più rumoroso ed allarmante, imbarazzante effetto sonoro del quale un po’ ci vergognamo di ammettere la sempre più ingombrante presenza, dopo una vita passata a scavare fossati arciducali ed innalzare mura principesce tra i nostri “evoluti” sentimenti e quelli dei nostri genitori, marchiati come un po’ rozzi, sicuramente anacronistici, alle volte quasi da compatire con un sorrisino accondiscendente.

È secondo queste modalità che quella che doveva essere per noi la sagra degli affetti, si trasforma nel mercato rionale degli esseri umani, tratta degli schiavi tenuta in un luogo non fisico, durante la quale si soppesano valori umani e case di proprietà, ristorantini e stabilità economica, capacità riproduttive e qualità del parentado, aspetto fisico e arrendevolezza, forza d’animo e cultura, posizione sociale e passioni in comune.

Ma presto, presto però. Presto! Ché una volta disillusi, si ha una gran paura di restare soli. No, non ho detto “un timore”, intendo una paura fottuta, della solitudine! Quella, quella sì che ci fa accettare qualsiasi compromesso, alla tratta degli amori!

Non mi scandalizza mica, tutto questo: è la vita, nient’altro. Posso accettarlo e conviverci, posso ingollarlo, digerirlo e defecarlo naturalmente, senza tuttavia nutrirmene, che mi fa anche un po’ schifo ed ho quasi paura che me lo farà sempre, per mio masochismo involontario.

Però chiedo una cosa sola, una cosa piccola piccola, secondo me fattibile bene o male per tutti.

Quando vi capita l’episodio cardine (ce n’è sempre uno) che vi spara magicamente nel mondo degli adult(erat)i, dapprima siate bravi a riconoscerlo. Dopodiché, non negatevi l’allettante eventualità di cercare dentro di voi il tastino [insert], e magari premerlo. Così facendo, resisterete almeno per una volta al richiamo delle sirene di un irrimediabile calo della fiducia nel prossimo, portando a compimento un bellissimo, irriguardoso dispetto a mamma Natura, da veri birichini.

Inserite un periodo di prova, ultimo baluardo dei vostri credo e dei vostri sogni, tra i tempi dell’illusione e quelli della delusione, senza abbandonarvi subito ad una cruda immediatezza del servilismo desossiribonucleico: equivarrebbe a testimoniare la vostra umanità.

Non abbiate paura, dico davvero, non resterete soli: datevi un’altra possibilità di essere donne ed uomini, non solo maschi e femmine. Quando la vecchiaia bussa alla porta, prima di aprirle premete [insert].