::la ragazza del lago

Se per te “cinema” fa rima con “Sorrentino“, e “musica” con “Modern Institute“, non ti puoi permettere il lusso di non far conto alla rovescia, dei giorni che ti separano dall’uscita di un film con Toni Servillo accompagnato dal suono di Teho Teardo.
Il trailer vantava tutto il sapore di un Dürrenmatt nostrano, Ecm Haircuts a battere il tempo senza tempo, atmosfere rarefatte a palate: dal caveau della banca svizzera di sorrentiniana memoria, alla natura nei ditorni di Udine, non c’è poi questa gran distanza… Insomma dai: non potevo manca’.

La ragazza del lago è un giallo classico, trapiantato nel nordest italiano dal lontano fiordo norvegese dal quale è stato tratto (Se deg ikke tilbake!, in Italia Lo sguardo di uno sconosciuto, della signora Karin Fossum), una produzione capitanata da quello che gli esperti naturisti cinefili chiamano “un giovane regista”. Magari giovane d’età, ma Andrea Molaioli esperienza ne ha da vendere, dato che ha lavorato un po’ con tutti i nomi che l’han ripagato collaborando a questo film (c’è una bella listona alla fine, coi Moretti, i Sorrentino e tanti altri), e può piazzare sulla scacchiera Golino Gifuni Servillo e la Bonaiuto in un gran bel cameo d’autore.
Alessia Piovan, quella che con soffusa ironia chiameremo “la Tipa che Stianta”, ha il solo compito di essere un figone pressoché trascendentale, e lo porta pienamente a compimento. La Golino non recita più come se la strozzassero, secondo me s’è allenata. Heidi Caldart, che interpreta la sorellastra di Quella che Stianta e che Faceva l’Hockey, è una giovane campionessa di hockey nella vita reale. Giulia Michelini ha quattro nèi ipnotici sulla guancia sinistra, e le labbra affette da gigantismo.

Lo sceneggiatore fa di questo film una Cogne dall’altro lato del Nord, ma una Cogne silente e senza le luci e le bancarelle del baccanale mediatico. Anzi: per l’intera pellicola, i teneri contesti dei paesini della Carnia e le location alpine mozzafiato non si fregiano di un raggio di sole che sia uno. Personalmente, però, più che la lezione dei Grandi Classici del romanzo giallo, il film sembra modellarsi al Dylan Dog di Sclavi. Il ché non sarebbe male. Se ci fossero gli zombie, ovviamente. Insomma, è un po’ più fumettone di come lo mostrerebbe un Sorrentino, ecco.
Il film è lento, ma dalle molteplici situazioni, e di durata non artificialmente insistita. Teho Teardo azzuppa ancora all’unico, magnifico, album dei suoi Modern Institute, e ne tira fuori in particolar modo i due o tre pezzi che più ti restano in mente; poi aggiunge un po’ di farina del suo sacco ed ecco, la OST l’è bell’e pronta per la pubblicazione. Un risultato comunque idilliaco, dal punto di vista musicale.
Di Servillo, che ve lo dico a fare: spaziale! Riguardo continuamente il quadretto comico in cui dice solo “…Arrestami…”, e rido come un imbecille DOCG. Penso non ci sia scena del film che non contempli la presenza del protagonista.

Sebbene non sia un’opera irrinunciabile, La ragazza del lago è un filmetto consigliabilissimo, con una trama gialla che si interseca e si completa con garbo, con un ordito di rapporto tra padri e figli, e di rapporto con il malessere fisico in genere. Difatti, più che giocare d’enigmistica da spiaggia, qui ci si gusta il semplice evolvere dei moventi; tant’è che alla fine la storia di per sé si risolve aldilà degli elementi forniti allo spettatore.
Andateci ora, che la massa si accalca ai multisala con i Simpson: è la grande occasione di vedere un film lento senza la chiassosa segretaria sbuffante standard nella fila dietro.

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