::i simpson – il film

A causa del mio commento finale nel post precedente, sono stato smosso dagli scappellotti antisnobismo degli amici, che mi hanno indirizzato verso il film dei Simpson. Ed io ci sono andato anche volentieri, che ai Simpson non si dice certo no.

Il tema scelto per il lungometraggio dei giallognoli beniamini tv è più che nobile: non potrebbe esserci nulla di più lodevole e radicale che abbinare le radici dei propri affetti familiari alle massime tematiche ambientali. Nonostante la disponibilità di 87′, lo schermo è prevalentemente occupato dai nostri cinque, laddove gli innumerevoli comprimari restano nel grande mucchio. La sensazione risultante è quella di un megapuntatone di stampo tradizionale, con maggior budget e piccole soluzioni costose nell’animazione di tanto in tanto.

A proposito dell’aspetto tecnico: niente di stravolgente. Alta l’attenzione al particolare, e discreta la fusione tra la CG ed il disegno tradizionale (cosa già sperimentata in Futurama), anche perché un’operazione del genere può vantare una palette cromatica più vasta, come si nota dal colore differente della peluria di Homer, e che quindi ammorbidisce l’interazione tra le due tecniche. Avendo a disposizione una ripresa da una decina di livelli di parallasse per i fondali, quando possibile si è creata la condizione per avere scene molto dinamiche, e bullarsi di tale giocattolo costoso. Il resto è solo avere ancora più tavoli da disegno per ancora più coreani.

La sceneggiatura rappresenta purtroppo il tallone d’Achille dell’intero congegno, non essendo nulla di ché. È lì che si sente il rumore di corda tesa dello stiracchiamento da 24 a 87 minuti. È semplice, troppo elementare, esageratamente lineare e dispersiva. Se fosse dispersiva a causa di millemila citazioni e situazioni comiche, e vabbè ci si rotolerebbe in terra dalle risate. Ma così non è.
Capitolo a parte per la giostra delle parodie, nella situazione-cinema. A rafforzare il mio statuario snobismo, la visione del film dei Simpson nella promiscuità della sala è un’esperienza rasente al terrificante, perché The Simpson’s è una serie multilivello: molti ridono per Homer che si fa male, qualcuno ride per la citazione cinematografica, pochi per i richiami a cose innovative o particolari, pochissimi acchiappano la critica politica o di attualità, quasi nessuno i riferimenti storici più particolari. Al cinema, è il trionfo della risata bassa; ma anche la sconfitta del sarcasmo più fine, le cui punte più acute si arenano sulle rive dell’ignoranza dei più. Non è bello.

Un po’ una delusione, questo film dei Simpson, mi aspettavo davvero di più. Ma fa ancora più male pensare che ci fosse davvero lo spazio per fare di più. Resta comunque la consacrazione definitiva del lavoro di un grande autore di strisce e fumetti, ed aldilà di ogni computabile pagellino, una sana oraemezza di spensieratezza.
Aspettando il film di Futurama, serie ben più complessa ed elaborata.

Annunci

16 thoughts on “::i simpson – il film

  1. The Simpson’s è una serie multilivello: molti ridono per Homer che si fa male, qualcuno ride per la citazione cinematografica, pochi per i richiami a cose innovative o particolari, pochissimi acchiappano la critica politica o di attualità, quasi nessuno i riferimenti storici più particolari. Al cinema, è il trionfo della risata bassa; ma anche la sconfitta del sarcasmo più fine, le cui punte più acute si arenano sulle rive dell’ignoranza dei più.

    Questo è molto, molto interessante. E vero. Concordo strenuamente.
    [Ste]

  2. “Il resto è solo avere ancora più tavoli da disegno per ancora più coreani.”

    è una facezia ma fonti attendibili mi dicono essere ancora più tavoli da disegno per ancora più indiani.”

    louisleeping non loggato

  3. L’ho visto, mi ci hanno portato. E dire che non guardo i Simpson (ho visto un’unica puntata completa, finora).
    Beh, mi sono divertito: era divertente, una bischeratina ma divertente.
    (nota: è comunque estremamente difficile sentire da parte mia una stroncatura su un qualsiasi prodotto)

    Sono sicuro di aver perso metà delle citazioni e dei riferimenti presenti.

    Confermo la presenza di nomi coreani verso la fine dei titoli di coda.

    Delle persone che conosco metà hanno apprezzato, metà disprezzato.

    stefano

  4. Fonti attendibili interpellate confermano “come al solito non ha i capito una madonna: intercalatori indiani – disegnatori coreani”

    chiedo venia e continuo a non loggarmi

    louisleeping

  5. marco:eh sì non hai torto… Lo faccio perché mi piace che il lettore veda la lunghezza del post, dato che il blog vuole comunicazione densa e spazialmente limitata. Ad esempio, dei Simpson avrei potuto fare l’analisuccia perbenino, ma questo è un blog, e quindi il tutto (regola personale) deve rientrare in qualcosa della quale a carattere minimo si possa vedere inizio e fine in una schermata 1024×768.

  6. concordo con la tua analisi: a me a dato l’impressione di qualcuno che compra una Ferrari per girare in cortile.

    A tratti divertente, ma noioso; assolutamente inutile

    Vikk

    PS ma e’ vero che continueranno con altre 3 serie!?! Io sapevo che questo deveva essere il capitolo finale della famiglia gialla

  7. Il film non lo ho ancora visto… ma stai facendo una critica al film o al pubblico? Che ci sia una manica di coglioni che vanno al cinema mi pare fisiologico. Ma non e’ colpa del film se quella manica di coglioni non coglie le finezze. Mi viene in mente quel racconto fattomi da un amico. Era andato a vedere “La Compagnia dell’Anello” ed aveva ascoltato una breve conversazione tra papa’ e figlio, che qui riporto: Figlio: “papa’, ma quelli che lingua parlano?” (gli elfi) Padre: (senza esitare) “Americano”.

  8. anonimoquisotto:essendo questo un blog, riporto un’esperienza personale, probabilmente ibrida tra le due da te citate. In particolare questo soggetto si presta al multilivello, senza forzatamente dividere i Buoni dai Coglioni. Solo che normalmente la verifica statistica della qualità popolare non avviene a casa tua, dove ci siete tu e qualcun altro. Al cinema sì, ed è micidiale. Chissà quante ne avrò perse io; chissà quanto sono stato pedante io, invece di divertirmi. Questo non posso saperlo. Posso solo riportare lo scoramento di chi ride da solo alla battuta politica o storica.

Una forchettata di commento?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...