::go go smear the poison ivy/múm

24 settembre 2007: è finalmente ora di cassare una volta per tutte la memoria di quel brutto episodio che è stato Summer Make Good, inutile fiotto di vomito prodotto dai Mùm un qualcosa come tre annetti fa.

La realtà è un’altra, perché Go Go Smear The Poison Ivy gira nei circuiti p2p addirittura da aprile di quest’anno, vincendo così il premio come album più sputtanato in partenza nella storia di questo universo, un premio da mettere sul camino, accanto a quello per la copertina più brutta del Creato.
Possiamo probabilmente attribuire ciò alla tanta curiosità da parte di molti, specie per i sommovimenti interni al gruppo originario della band islandese, un mischione di eventi affettivi e professionali di cui i fan si scambiano reciprocamente notizia, come fanno le signore napoletane sui balconi in primavera: è o non è il disco della rivincita, della rinascita, della mmm… della rinite (le vocine eteree sono qui quasi nasali)?

La traccia iniziale, Blessed Brambles, non è affatto cattiva: c’è quella fusione per dissonanza tra elettronica glitch soffusa e strumentistica quasi amatoriale che riconosciamo vincente nei primi due indimenticabili album, con la sola pecca di essere un po’ troppo melensa, specie nei coretti. È la seconda traccia a far veramente storcere il naso, sentita la quale vorresti uscir di casa a fare di un asilo una Columbine europea. Sì, A Little Bit Sometimes è davvero terribile. E lo è altrettanto la terza, quella del video crudele che tanto scalpore solleva per la poetica commistione tra bambini e sangue: tutti gli sperimentalismi finiscono in micidiali cantilene, come ogni bravo fruitore di musica islandese si aspetterebbe da un gruppo islandese dai primi Sigur Rós e Slowblow in poi. Può These Eyes Are Berries peggiorare le cose? Sì, e lo fa.

Di tutto sto carosello di vocine dell’asilo, folktronica già sentita e crescendo strategici, è sorprendente che sia proprio Moon Pulls il primo pezzo gradevole, un corto brano tutto basato su piano, dove la parte corale è ben modulata e…oddio maschile! Ma come, e noi che volevamo sentire la sostituta fresca delle gemelline Valtýsdóttir, bah! Ed il pezzo che segue è il migliore dell’album: Marmalade Fires rappresenta il nocciolo mai perduto dei Múm, quello che avrebbero dovuto preservare e sviluppare.
Invece no. Tutto ciò che segue ha un copione ben preciso: elettronica tremolante e minimale, poi esplosione di colori, cori infantili di sostegno, finale trasognato. Il tutto facendo evolvere quattro battute quattro blindate come il caveau di una banca. In particolare, le ultime tracce sono proprio stanche, stracche, esauste. Dimenticabili.

Per Go Go Smear The Poison Ivy sarò molto più cattivo del dovuto, per due motivi.
Il primo è che i Múm hanno subìto il colpo, perdendo davvero la bussola. Niente di drammatico, per carità, ci sarà da lavorare. Però, ecco, parecchio eh.
Il secondo è che questa release dai toni stucchevoli farà la gioia delle indie kidult parasalentine in trasferta, delle frangettone che si fotografano i calzini a righe colorate, delle segretarie 2.0 che si sentono una tacca al di sopra delle conoscenti giusto per aver dribblato qualche Ligabue in più nella vita. Questo album sarà la Never Never Land intimista prima di giocare a Sex and the City de noantri, e dopo l’Estragon; sarà l’approdo sperimentale estremo di chi ha sempre mangiato pane e poprock. Seppellendo così le sonorità di pezzi come Slow Bicycle, ormai tanto tanto lontana.
Buon lavoro, ragazzi, ne avete bisogno. Molto.

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2 thoughts on “::go go smear the poison ivy/múm

  1. Hai dimenticato di citare le karmiche che si dannano perchè il negozietto pakistano ha smesso di importare l’incenso al patchouli. Questo piccolo aborto filastroccoso dei Mùm sarà eccellente per le loro meditazioni paranoiche di fronte a conchiglie-vagine simbolo della sensibilità femminile di Gea, la Madre Terra.

  2. Zosimos:scioè scioè, tuddevi capi’ che al lisceo di Veglie quelle stròòòòònse delle mie amighe si sendivano a vashgo. Ma scioè ma mi stai a capi’ illivelllloooo?

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