::in questo mondo libero…

In realtà c’è poco da dire, di un film che denuncia ma non cade nel pesante docufilm, utilizzando pienamente i mezzi della macchina cinema già in sceneggiatura.

Il titolo è tutto nei puntini di sospensione a cui, devo ammetterlo sfrontatamente, non tutti i recensori hanno dato giusta evidenza: “In questo mondo libero…ecco la schiavitù”, travisata dalla globalizzazione e nascosta nelle trame del neoproletariato da esodo biblico. L’attività imprenditoriale di materiale umano d’immigrazione che la protagonista mette su, ha basi praticamente medievali: un luogo dai muri alti e forti, ed una moto potente ed esibizionista a farle da destriero.

Davvero notevole l’imparzialità con la quale Loach e Laverty hanno affrontato la costruzione della storia. Non si tratta di lavarsene le mani, ma di penetrare, viaggio allucinante, il corpo della società afflitto dai suoi mali, in modo da non perdersi in partigianerie o particolarità. Da quest approccio igienicamente sterile, lo spettatore ne guadagna parecchio, potendo saggiare il problema considerando tutti gli equilibri in gioco, nella totalità delle perversioni del meccanismo globale.
L’attrice Kierston Wareing risulta essere effettivamente un po’ troppo fica inquantoché zoccoloide. Mi spiego: è stata pensata per essere una bonazza cafonotta del quartiere, di quelle che per lavorare non hanno avuto il tempo di studiare, e quindi magari può apprezzare i riporti leopardati. Però in molti casi ha atteggiamenti e movenze chiaramente fighetti, che tenta di abbrutire con un po’ di agitazionismo bassifondale. Ok basta col festival dei neologismi.

Bello, utile, necessario, lineare. Ecco forse un po’ troppo lineare, tic tac tic tac. E scolastico.
Comunque da vedere senza pentirsi di non aver preso l’altra sala col film tutto da ridere.

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3 thoughts on “::in questo mondo libero…

  1. Per me è stata inevitabilmente la storia di una femminista del 2000 (però bbona, leopardata e con labbro a canotto) che sceglie un mestiere che non è per tradizione “femminile” pur di barcamenarsi nella precarietà del mercato del lavoro (a differenza del padre, in pensione dopo 30 anni di posto fisso). Il mestiere che sceglie è proprio il mercato del lavoro nel senso più letterale del termine, ma tutti i suoi sforzi porteranno all’esasperazione, alla perdita di umanità tanto che alla fine non si avrà più pietà di lei (nemmeno io).
    Eppure “In questo mondo libero…” non dovrebbero esserci confini alla circolazione delle merci e delle persone né al sogno di un lavoro migliore (legale e dignitoso)

    Buon film e buon compagno parcheggiatore perfezionista (sembra una cosa zozza ma non lo è). Divertente il contrasto tra il tema impegnato del film e il rantolio dello spettatore di fianco con il maglione aragosta che russava impudentemente (non si aveva più compassione neppure per lui). Almeno con il riso si immobilizzano per un attimo i mali di questa zozza società.

  2. Lucyblade:ma divertente stocazzo! L’hai anche fatto scappare in colpa nei posti di dietro con i tuoi squittii divertiti e disapprovanti, fetentaccia che un tu’se’artro! 😀

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