::comunicazione urbana povera 11

Dai, forza, poche ciance: se davvero c’è da ripartire col blog, merita farlo dai capisaldi.

Era da un po’ che non interrogavo i muri muri muri delle mie brame della mia città. Anzi, pensavo si fossero ammutoliti, oppure algidamente rinchiusi in uno snobismo dalle velleità troppo nobili per riuscire a comunicare in modo semplice e popolare. Ed invece no, ero io a non saper più ascoltare.

Ma poi, una luna d’estate piena di tormenti desideri e domande, mi ha catapultato per l’ennesima volta nella città, tra i libri della sua biblioteca più sporca, più immediata, più vera.

Come già successo in precedenza: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove e dieci.

::l’illusione del comunicare

Che? Cosa? Che diamine faresti tu?
No guarda, mettiamola in chiaro questa cosa: non è che ogni volta che scrivi una puttanata su di un muro, terminando l’ultima lettera con un accenno di freccina stilizzata striminzita, “hai fatto tag”. Guarda che la vedo, la tua disperata voglia di metropoli fumose, locali sospetti, storie borderline; la capisco, in un certo qual modo!
Ora però dai, torna a casa, hai l’esame prossima settimana e non sai ancora abbastanza, da Castrovillari papà ti avrà anche ricaricato il bancomat…

::cellulari

Nel senso duplice della parola. Povero Vittorio CG, torna tra noi, questa città rivuole il tuo dominio delle sale cinematografiche ingombrante e censorio. Sei pronto per finanziare un’altra magnificenza partorita dalla brillante mente di Ceccherini? Oppure un altro film ben girato da un redivivo Nuti, magari sponsorizzato dalla Jack Daniel’s?

Sì va bene free Mandela, free Valpreda e tutti gli altri. Ma free anche zio Vittorio!

::ma direi proprio di sì

No, aspetta, come “non basta”?

Capisco lo stagliarsi contro le difficoltà, capisco anche la citazione del monolito, bene, bravo, complimenti.

Eh però non sei nemmeno riuscito a finire la frase per mancanza di spazio, direi proprio che basta eccome a fermarti, eh, altro che storie!

::cyrano is dead

È l’infinita disfida tra amore e grammatica, che continua e continua, oltre i confini del tempo. E che fa infuriar battaglia anche sul fronte delle note ad indicazione localizzata, a suon di pedanteria e bestemmie.

Certo, se l’amore di per sé è così decadente da essere assimilato in partenza ad una foglia caduta, un pò la blasfemia te la vai a cercare, però, eh!

E poi dai, su, quante storie, si sa tutti che l’amore è sgrammaticato per definizione. Altrimenti sarebbe l’amicizia!

::oggi hai parlato troppo

Mavafanculo.

 

 

::come dei simbolici big jim

Senti, guarda, sinceramente vado al dunque subito, ci sono rimasto molto male perché ho saputo che sei uscita col tafano ieri sera, e…perché? Scusa, ti ho telefonato a cena, ti ho detto: ci vediamo? Tu hai detto: no, devo studiare. E va beh, se poi esci con lui…cioè, perché non me lo devi dire? Pensi che sia un problema per me accettare che tu hai una storia? Un uomo? Vedi qualcuno? No, non è un problema per me, perché io ti voglio bene veramente e non ti chiedo nulla, anzi, magari sono qui a dirti: se hai bisogno di qualcuno io ci sono.

::caseario molleggiato

Sì, sta bene, come volete voi…

Ma che non si millanti poi che il pecorino sia “lento”. Non è lento, è solo stagionato, ingiusti che siete!

Con ventiquattromila caci, in bagno passano le ore…

::kindergarten blasphemy

D’altronde, perché buttarsi sin da piccoli nella bestemmia becera ed ignorante?

Un passo alla volta, meglio avvicinarsi alla sacra arte del porcodiismo in modo più gentile ed accorto, dosando anche terminologie più pacate e, perché no, più vicine all’immaginifico della propria giovane età: madonna suina, gesù allibratore, dio sponsor…

::cala il carico a spade

È la novità dell’estate 2008!

Prova anche tu il rivoluzionario metodo Di Girolamo per dimagrire! Studi scientifici certificati da importanti università europee, hanno dimostrato il ruolo sinergico di specifiche attività, nella lotta contro il grasso superfluo. L’azione combinata del tressette e dell’eroina vi donerà tono muscolare, ed eliminerà quelle grossolane maniglie dell’amore alle quali la vostra ragazza si ostina ad appendersi per fingersi comunque ancora attratta da voi.

E quando il tressette diventa “col morto”, è il momento di dimagrire sul serio!

::lo squadrismo delle donne libere

No ma qualche altro simbolo postfemminista come firma?

Porca miseria, una cosa così è come se mi forzassero in gola il cadavere di Mia Martini con in braccio la serie Harmony dal ’74 all’87, immerso in un lago di miele ed annaffiato con tanto tè equo e solidale!

No dai, troppo pathos, poco patè. Sembra ci crediate talmente tanto che sembra non ci crediate davvero più.

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::comunicazione urbana povera 10

Cosa c’è di meglio di un post del genere per festeggiare la resurrezione (parziale, mannaggia!) del server ungherese che ospita le immagini?
La risposta è: parecchio altro, ma tant’è. E questo perché quest’anno sono costretto all’uso dell’auto per raggiungere il posto di lavoro ogni santissima mattina, mica come l’anno scorso, sempre in bici, esposto al sole alla pioggia alle scritte sui muri!
Fortunatamente, arrivano in soccorso gli amici: un grazie a Matteo, Daisuke Ido ed al Prof. Antonio Sofi per i graditissimi, validissimi, contributi.
I precedenti capitoli della tribolata saga: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto e nove.

::no spazaran!
Hasta la porqueria siempre! La busta cerrada jamas serà vencida.
Popolo! Il PCCI, Partito Comunista Consumista Italiano sta sublimando le sue forze in uno sforzo compatto che parta dal basso per arrivare al bassissimo! Ecco le prime prove di un rigoglìo di attività sovversive comuniste ma anche consumiste: imbrattiamo con gli uniposca, che poi divideremo a casaccio tra campane differenzianti e cassonetti indifferenzianti; ascoltiamo musiche di rivolta però anche poetiche di cantautori genovesi morti, per sentirci più comunisti, anche quando il consumismo ci porterà a cambiare il lettore mp3 a scadenze annuali; moltiplichiamo i prodotti per il bucato con scuse banali su quanto sia davvero importante l’ammorbidente per la Causa! Que viva monnezza!

::ribellione adamitica
Se anche la religione cristiana considera il lavoro una punizione divina (Gn, 3:17), un maledetto motivo ci sarà! Dopo duemila anni, ecco l’alzata di capo del moderno Adamo, la quale non poteva non essere seguita da dolente bestemmione nordestino che, diciamolo, ci sta anche bene.
In tutto ciò, non a caso è il muro di città a fare le veci dell’Albero della Conoscenza:”Nell’Eden urbano potrai scrivere dove vorrai, sulla carta con l’inchiostro, sui vegetali per intarsio, sul pc pemendo tasti; solo sui muri non dovrai scrivere mai…”.

::della pera il cantor
L’emostatico laccetto
denti aguzzi va cercando
liberando col morsetto
l’altro braccio, l’operando.
Bolle dentro non ne tiene,
premo e sol liquìdo sale,
nelle vene mi sovviene
tutto il bene del mio male.

::escalation cromatica
Uno dei mirabili esempi di comunicazione urbana collettiva virale, volontà di interazione zampillante da tutti i pori. Ti fa venir voglia di comprare una bomboletta di spray giallo oro per appostarti nottetempo ed aggiungerci:”Ma anche col giallo però eh!”, in formato millemila per altrettanto, con aggiunta di immensa wallart senza senso apparente. Ovviamente, in attesa dell’avventore con lo spray rosso e con intenzioni megalomani.
Certo che non si può dare un dito, che c’è sempre chi si fa prendere la mano, tutta, in tutti i sensi.

::no dantetour? ahiahiahiahi!
Il lato scontento della filosofia “no guru”, l’incontenibile bisogno di mèntori, la necessità di una guida etica e spirituale, tutte insieme unite ad un eccesso di tempo libero e di vernice rossa in casa.
Scritta nell’imbarazzante convinzione da liceo di aver avuto l’ideona letteraria del secolo, quest’opera non disdegna il vezzo di fare della O finale un emoticon dallo sguardo torvo e malevolo.
Il trionfo murale della sindrome di Stoccolma, ben prima di scegliere l’università.

::l’amore è un astronauta
…cantava l’indimenticabile Federico Stragà (grazie maiamaia!), addirittura da sobrio! Come “Chi cazzo è?”, oh, Federico Stragà! Non mi cadete sui rudimenti, su.
Evidentemente la teoria, già valida al tempo, supportata da corollari nobilissimi quali “mia nonna è un’astronauta”, è stata in qualche modo assimilata oltreoceano: sì va bene, l’ammmòre è più importante delle ricchezze…ma l’avete mai vista l’Arcadia di Capitan Harlock? No? Dovreste imparare a suonare l’ocarina allora. Non c’è gara tra un’astronave e la vostra ragazza, non c’è confronto…

::metrica (at)tentatrice
Quando la scritta murale si collettivizza per vie malsane quali il nonsense in rima baciata, ci si rende conto che nulla può spezzare la catena dell’orrore così innescata.
È una vera e propria espressione numerica che non converge, una moltiplicazione frattalica di incontenibile potenza, e questo perché ognuno ci aggiunge del suo, a sua volta commentabile ed espandibile. Chissà ad esempio, cosa svilupperà nei giorni a venire la pur semplice aggiunta di simboli di anarchia e pace messì lì per puro vezzo liceale…

::il giardino delle vergini imbecilli
Noooo, invesce è ghe di zei innamoraaaata… L’ammmòòòre è così, ti fa sendire le vambate ti galore e ti sendi popo un bò così, gome zulle nuuuvole.
Ho odiato questa scritta da subito. La ricercatezza dei caratteri tradisce la non spontaneità del gesto. Sopratutto, mi fa veramente uggia quel finale finto ironico amaro che vuole timidamente nascondere il zendimentho dietro una conoscenza ostentata della chimica delle storie tristi.
Sì, cara la mia imbecille: è il valium.

::nessuno escluso
Ma tutti tutti eh! Io che scrivo nottetempo su questo bel pannello quadrato dell’ENEL, tu che domani prenderai la macchina il treno il tram per andare al lavoro. Non c’è differenza, lo siamo tutti.
Però scriviamolo. Un giorno arriveranno a dirci che forse dieci giorni a New York a vedere le solite cose che si vedono in dieci giorni a New York, oppure un SUV dominatore di carreggiata, o una tv al plasma di faraonico metraggio, potrebbero salvarci dall’impietoso giudizio. Quando arriveranno, questa scritta sarà lì. A monito.

::prestazioni particolarissime
Cioè, ma…intendi dire: “contemporaneamente”?

::comunicazione urbana povera 9

L’estate del 2006 non sfugge al paradosso della comunicazione urbana: la riduzione drastica del numero di abitanti esalta il fenomeno delle scritte sui muri. La ricerca di uno spazio adatto alla propria espressione, quindi, va a collimare con una maggior libertà di tempi e movimento, in virtù del calo demografico vacanziero. Al ritorno da spiagge monti e laghi, le ignare vacanziere scopriranno che anche la loro città s’è fatta fare lo sciacquettoso tatuaggio “ricordo dell’estaaaateeee”. Però un tatuaggio più sincero e concreto di cose tipo “questo significa coraggio in giapponese”.

Ai nuovi arrivati, è consigliata la consultazione dei precedenti capitoli della saga, vale a dire dei numeri uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette ed otto.

::io sto capendo la denz
Cioè guarda, un libro troppo bello, non puoi capi’, ci so’ ste sensazioni che proprio tu le sentivi già ma non sapevi come descriverle, sensazioni di noi donne per le donne con le donne sulle donne tra le donne…sensazioni proprio donna, insomma! Se penso a quegli stronzi de classe mia che se dimeneno’n disco, che se pèrdono st’ignoranti berlusconiani. O mi’fratello sempre davanti a’na televisione, che poraccio! Vai, faccio benzina allo scooter, poi voglio compra’ quelle scarpe che ho visto, stasera pizza con gli altri e poi da Maurino che dice che c’ha ‘na storia che te fuma lei a te.

::al supermarket dell’imbarazzo estremo
Mah! Io conoscevo la celebre Principessa Pesca, ma la Principessa Bietola Cike Cike, in tutta onestà, mi prende in pieno contropiede.
Le bietoline caciotte sono frutto di un innesto genetico sperimentale, immagino. Per quanto riguarda la piccola fruscella, io cedo le armi, davvero non oso immaginare quali possano essere le fattezze della fruscella media.
Una cosa è certa: non è salutare, tutto questo non può essere salutare, “monamur”.

::shame di guerra
Questa frase, chiaramente anti-Bush, in Italia coinciderebbe mediamente con l’incrocio deforme tra una maglietta del Che e la scritta “Italians do it better”: un meccanismo bassamente ironico e di facile diffusione, perché chiunque possa dire un giorno:”Oui, ho preso una posizione anche io una volta”.
Erano mesi e mesi che ne cercavo testimonianze anche qui in città, portato dall’americanina in vacanza studio, o dal pugliese in studio vacanza. E poi è apparsa, una notte. Ed è apparsa sul coperchio di una centralina della corrente, guarda un po’. C’è un filo rosso che unisce Bush, i suoi detrattori e la corrente di cui disponiamo, non trovate anche voi?

::poufff
Non mi basta che ti allontani, non serve strappare le foto dove ci sei anche tu, non cambia nulla se butto i tuoi regali. Bisogna eliminarti dal passato, è necessario che la tua esistenza sia spazzata via dallo spazio d’ogni dove e dal tempo presente passato e futuro.
Dai Sara, accetta la tua annichilazione totale. Sara: sparisci.

::mi consenta porcodio
Gentile Abitante Regolare di cotesta città,
io e l’esemplare di canide estrazione ch’è sempre meco nel mio peregrinare, Le scriviamo dal muro antistante la sua magione.
Con questa nostra, intenderemmo puntualizzare, semmai ve ne fosse ancora il bisogno, la nostra posizione nei confronti dello stile di vita Suo e dei Suoi consimili, onde diradare una volta per tutte le nebbie del dubbio sulla nostra posizione.
Certi di farLe cosa gradita, La salutiamo benevolmente, brindando idealmente con Lei con la birra trafugata al discount in piazza.

::essere un’immagine divina di questa realtà
Qui si va sul personale. Dei Gigi conosciuti, a me ne ritornerà sempre in mente uno e solo uno: un collega universitario, maestro jedi dello straordinario connubio tra comunismo militante e tendenza all’intrallazzo. Un trafficone untuoso inoculato in un pastrocchio di rivoluzionarismo facilone e populista, la cui laurea è in buona parte frutto di furberie varie.
Ora vive in una situazione sentimentale atipica, e guadagna facendo lo sciacallo delle case farmaceutiche, figura professionale vincente negli anni della sconfitta del lavoro. Per me, una finestra sul mondo reale. Un concetto, davvero.

::è che non te ne rendi…
È che non te ne rendi neanche più conto.
Per quanto ancora intendevamo rimanere noi l’utente finale, la richiesta da soddisfare, lo scopo primario di tutto questo giro di offerte servizi lavoro? Eppure, dentro noi, sapevamo che sarebbe arrivato il momento narrato dalle leggende: Yamata no Orochi è abbattuto dall’eroe Susanoo, che a sua volta si trasforma in Horobi, ed attende un nuovo eroe per una nuova catarsi.
Adesso tocca al mercato richiedere i suoi sacrifici. Noi? Noi oramai siamo solo le distorsioni fononiche di questo processo entropico.

::…neanche più conto
È che non te ne rendi neanche più conto.
Devi scriverlo su di un’inferriata, all’ombra delle ombre di eventuali soggetti orwelliani appostati nella tua mente ormai paranoica, allo scopo di fare due passi indietro e rileggertelo.
Così te ne rendi davvero conto, sperando di non dimenticarlo mai più. Sperandolo vanamente, perlopiù.
(Si ringrazia ancora una volta il Prof. Antonio Sofi per il prezioso contributo).

::viaggio allucinante
In queste città turistiche non c’è mai un ufficio informazioni laddove possa davvero servire, che noia! Te lo piazzano in posti sconclusionati, nei quali mai ti verrebbe l’idea di chieder di piazze vie e palazzi.
Chessò, ora… Ecco, c’è n’è uno in Via dell’Ipofisi, un altro in Piazza delle Contrazioni Involontarie, uno piccolo piccolo in Viuzzo del Battito Ciliare; passando, ne ho intravisto uno in Corso Cardiaco, uno grande, dev’essere trafficato.
Mai che se ne trovi uno in Viale dei Sentimenti, o Piazza delle Decisioni, per noi turisti dentro noi stessi, sempre senza bussola.

::incombe la passione
Ti dà da pensare: forse violenza calcistica, forse vendetta dichiarata. Ma la prima è poco probabile, la seconda…mmm…boh non saprei.
Incredibilmente, è la terza soluzione ad essere quella papabile: questa non è altro che una dura, aperta, concreta, passionale confessione d’amore! Nient’altro che questo! E se uno porta dentro di sé un sentimento così potente, eppure così inconfessabile per la comune morale, non può che scriverlo nottetempo a caratteri cubitali. “Raso ai muri”, si diceva una volta, eh? (Matteo grazie per la foto!).

::vile agguato italiota

Estate durissima, quella del 2006.
Nel meglio delle famiglie del co.co.pro., la vittoria di un mondiale di calcio è stata condita ben bene da un dopaggio mediatico da colonietta. Per di più, sfortuna lo volle, non sono mai mancati gli argomenti da esagerare, così da ottenere discussione sufficiente per cullare a lungo lo spettatore, tra le soffici e suadenti braccia dello share. Durante il lungo evento, antifrancesismi gratuiti e fuori luogo, e mischioni clamorosi tra calcio USA-Iraq-pena di morte-presidenti non sveglissimi, hanno caricato a pallettoni di populismo le bocche di molti dei gggiòvani tifosi, da quelli Nike ai piedi ed orologio a destra, a quelli cioè ma che cazzo ma cioè ti dico ‘sti ammeregani fassccciiisdi.

Pure per me è stata la gioiosa occasione di una micidiale festa in amicizia, in convivenza piuttosto tranquilla e rassegnata con le immancabili magagne. Nei confronti delle quali, bene o male, ci si sente abbastanza preparati, dopo tanti anni di pizze ‘nduie mandolini ed ossibuchi.
Non mi aspettavo, invece, il crollo pressoché totale della blogosfera (specie quella fresca, gggiòvane e prevalentemente universitaria fuorisede), nell’epiteto cafoncello di massa. Sapeva di bulletti della classe che si fanno forti perché in molti. Su ogni blog, però, ogni mamma di Zidane era corredata da divertente cappello introduttivo, utente per utente sempre brillantemente differente, atto a schernirsi, a dare motivazioni di allegra socialità e leggerezza di spirito, o di eccezione più unica che rara, oppure di reale voglia di cantargliene due. Calabrolesìa d’ogni dove come se piovesse, per la quale, se hai da ridire qualcosa, ci si regola il bor7ismo tarandoselo su misura: giusto dopo di me, sei bor7; e cacca pipì pupù specchio riflesso.

Ma alla fine, via! Arriva la vacanza, quella vera. Abbandoni l’italietta delle romanticone in cerca di cieli irlandesi, ti dimentichi dei soliti vacanzieri filoiberici, ti lasci alle spalle i neodiplomati impegnati nell’usuale ridondante tragitto dettato dalla EF, e ti vai a prendere le cose belle che è difficile anche solo spiegare, in posti che le agenzie di viaggi ignorano. Via, fuor di colonietta!

E invece. Quando meno te l’aspetti.
Sotto i binari della stazione di Szombathely, subdola imboscata della Cremeria Motta. Vigliacca: carichi con tutto il tuo potenziale italiota quando ho la guardia abbassata.
Per citare dissacrando: vi faccio vedere io come va in vacanza un italiano. Bang.

::comunicazione urbana povera 8

E nulla, dai, a questo punto è ovvio affermare che la città parla di più o di meno secondo moti browniani, cioè in modo proporzionale alla temperatura: è bastato un accenno di primavera, e tutte le parole inespresse dei mesi invernali si sono rivelate entro qualcosa come tre o quattro giorni.
Come risultato dell’agitazione termica di cervelli e bombolette spray, ecco arrivare l’ottavo appuntamento con le parole tatuate sulla cute della città, dopo i numeri uno, due, tre, quattro, cinque, sei e sette. Come una voglia di tintarella e comunicazione.

::piromania unica via
Ancora in pesante botta, dopo l’esame di stato nel liceo di Rossano Calabro o di Thiene, si rivela fantastico metacomunicatore uno dei nostri personaggi preferiti: il fuorisede licantropo, il Céline della ‘nduia, viaggio al termine della Sila.
Iscritto a Storia del Brodino o Scemenze della Comunicazione, si può permettere il lusso di una vita nottambula e dannata dal basso dei suoi esamoni preparati in due giorni. In questa sua dura vita di levatacce alle due del pomeriggio, accumula gli elementi standard di quella personalità così originale, tanto originale da essere assolutamente identica in pensieri ed azioni a quella degli altri come lui che lo hanno preceduto.
Una volta raggiunta l’assoluta indistinguibilità dai suoi consimili, ci piacerà ricordarlo così, acerbo massacratore della grammatica latina. Grazie, nostro beniamino, pecora dolly dell’universo università.

::viaggio al termine del copyright
A me questo ricordo delle notti strane è piaciuto molto. Sarà stato il fondo ocra del muro, o forse perché la mia mente malata registrava un pacman bukowskiano (l’ho detto “malata”?), oppure i fumi di sigaretta che dividono la notte dal giorno.
Però, quel segno di copyright… Una stilettata, come un vascorossistico “siamosolonoi” meno da tifoseria calcistica e più da combriccola culturale. Come se davvero le notti strane non riuscissero a slegarsi dal Grande Mercanteggiamento della Notte.

::pubblico ludibrio di obesità affettive
Una triste esposizione di imbarazzanti nomignoli amorosi, l’affetto tra un pachidermico cavaliere dall’autostima deviata, ed una forma di vita vagamente femminile, rifritta nell’olio denso ed impanata di zucchero in modo massivo.
Cosa potreste immaginare di più glucidicamente morbido e rotondamente ingombrante? Era proprio necessario esporre tanta vergogna tutta insieme?

::pisanu non lo deve sapere che
Voglio andare ad Alghero in compagnia dello straniero. E se lo straniero è un terrorista potenziale?
La signora dell’alimentari, un bel dì, s’è ritrovata questa scritta sul muro di fronte. Sùbito ha temuto che fosse un segnale strategico, un’indicazione per un kamikaze, una traccia di Al Qaeda ad un salto dalla sua vetrina di infedeli salamelle suine. Bisogna avvertire Pisanu, bisogna allertare le forze dell’ordine, bisogna segnalarlo alla Assocarni.
In realtà, sarebbe meglio assoldare un traduttore capace: non è che invece c’è scritto semplicemente “Forza Maccabi”, o peggio, un classico internazionale, tipo “A chi piace la figa tiri una riga”?

::generazione di fenomeni
Ed in cinquanta lunghissimi anni di strimpellate e vita dissoluta, manco un ufficio stampa decente, ad evitarvi certe imbarazzanti figure?
Ma, dico, ne valeva davvero la pena?

 

::la gente deve sapere
Laddove i normali percorsi dell’infomazione falliscono, è la voce della città a fare luce. Verità che devono essere rivelate, allarmi che non possono morire nel silenzio e nell’accondiscendente connivenza, una invisibile  spirale di morte che il solerte cittadino può e deve fermare.
Il volto onesto della società reagisce ai suoi stessi mali! Anche a costo di provocare una reazione uguale e contraria da parte della fazione antagonista: sono già state ipotizzate, ad esempio, canne rollate recanti la scritta:”Fermiamo gli imbrattatori”.

::detto fatto
Il Prof. Sofi si dimostra ancora una volta elemento indispensabile di questa rubrichetta: ecco qui un altro fondamentale contributo da parte sua, per capire i contorti meccanismi del verbo urbano.
Comunicare l’intenzione di smettere di comunicare, è già comunicarlo.
Non puoi fare senza.

::la corte ha deciso
Il termine “processo di piazza” merita davvero un periodo di riabilitazione.
Lo vedete da voi: bisognerebbe provare a risolvere i casi giudiziari più complessi così, richiedere su di un muro il giudizio dei cittadini: chi volete libero, Gesù o Barabba? La verità è che il potere ha una paura maledetta dei muri della città, la sindrome di Pasquino rincorre i potenti sin nelle loro penniche più profonde.
Rimane un piccolo, minimo, insulso particolare da risolvere, dopo un’accusa così diretta e risolutiva: ma Capuano chi?

::tettonica a zolle
E da un certo punto in poi, televisione cominciò a significare: tette.
Tette sempre, tette dappertutto, tette nei momenti più inopportuni, tette in zolle e territori televisivi sempre più diversificati. “E poi, quali sarebbero i momenti inopportuni?” dissero le più riconvertite delle femministe anni ’70, in vena di rimettersi in carreggiata sulla strada della meritata, immacolata, reintegrazione. Tette benedette dal trash e dal cult, tette salvate dalle distinzioni erotismo/pornografia, tette siliconate e tette della pubblicità del silicone sigillante. Tette impossibilmente ricche ed abbondanti, tette che spendevano più di quanto guadagnassero, tette piene di debiti ed inseguite dai creditori.
Passano molti anni, ed il 10 aprile 2006, il mio vicino di casa mi chiede:”Ma poi, chi l’ha rivotato?”.

::vederti e non ascoltarti
E già, ché mica c’è scritto che non ti vogliamo più?
Ti vogliamo lì dove sei per incontrarti ogni giorno, hai i capelli mossi e corvini, sei sempre ben vestito, hai l’occhio sottile e marpione che esplora sì l’anima, ma anche più in superficie, cioè dove ci potrebbe interessare maggiormente. Se solo sparassi meno cavolate…
Dai, provaci! Giocheremmo al sequestro, soddisfacendo la nostra piccola fantasia perversa.
Firmato: le tue adorate casalinghe in giusta fuga dalla realtà coniugale.

::caterina vs space invaders

Proprio quando pensavi che il gioco arcade fosse ormai sparito per sempre, arriva qualcosa a ridarti speranza. Una insperata fiducia nelle nuovissime generazioni.
Ancora pochi anni, e la piccola Caterina mieterà record a City Connection, arriverà sulla Terra da Plutone con Gyruss, ed incontrerà i più forti lottatori da tutto il mondo grazie a Street Fighter II.

Un grazie a papà s_bastian per la foto splendida.
Cresci in fretta, Caterina.

::player one caterina get ready