::grottango opening movie

I liguri Bishoonen sono uno dei tanti gruppi cover delle sigle italiane di cartoni giapponesi.
Fatto sta, però, che tutti gli altri tentano uno sdoganamento della loro materia prima musicale verso contesti meno otaku di più diffusa fruibilità, mentre invece i Bishoonen non temono di rimanere dentro il loro mondo, e farsi seguire solo da chi lo percepisce allo stesso modo. Un mondo costruito sulle basi dei ricordi d’infanzia, ma analizzato con strumenti nuovi e più complessi, come si evince dalla divertentissima ed esauriente Odia gli Stupidi, raccolta di analisi semantiche sulle sigle classiche.

L’impegno dei liguri è infine sfociato nella realizzazione di una sigla per una serie anime inesistente (“GrottanGo”, che è anche la mascotte del loro sito), un brano che è la summa di tutte le sigle italiane dei cartoni anni ’80, synth esasperati vocina fintorobotica e tema apocalittico inclusi. Se questo fosse un blog gggiovane indie e bolognese, direi che è “giainlup sulmioaipod”. Per fortuna non lo è, ma la sostanza dei fatti è quella.

Gli autori del disegno di GrottanGo sono i bravissimi Fa.Gian ed Enrico “Toxic Avenger” Galli, i quali non si sono limitati a questo! Si scopre così che hanno creato il sito ufficiale di GrottanGo, una vera e propria meraviglia stilistica dei tempi che furono. Cosa dovrei citare prima? Forse i meravigliosi fake del vinile originale giapponese, o di quello italiano della fu RCA? Oppure le gallerie con i rodovetri d’animazione? O la lista degli episodi (53 non a caso!), con le trame ed i titoli nelle due versioni?
Sono estasiato.

Il Progetto GrottanGo è targato 2005 e ben conosciuto ai razzolatori internettiani, ma ieri la bella Lucyblade, asso della Silicon Volley, mi comunica che il mostruoso Enrico ha colpito ancora, omaggiando i nostri liguri canterini di una vera e propria sigla iniziale di GrottanGo, sulle note della loro evocativa “Sangue e Acciaio”, mostrandola pubblicamente durante il loro concerto del 20 maggio 2007.
Il video non è ancora disponibile né sul sito di Toxic Avenger, né su quello dei Bishoonen, e personalmente lo attendo con impazienza. Ma qualche cellulare repentino, seppur traballante ed impedito dalle urla d’approvazione, ce l’ha fatta a metter su una casinistissima preview.

Premete play, e percepirete anche voi le sferzate taglienti del meraviglioso déjà vu stilistico.

::10 print andrea free now 20 goto 10

Il mio cuore commodorista ha sperato nell’omonimia sino all’ultimo. Una speranza risultata poi vana, a rendere la cosa, se fosse stato possibile, ancora più dolorosa.

Come un po’ tutti, ho seguito la vicenda del piccolo golpe stanziale di stampo massmediologico (telefoni, cellulari, email e quant’altro) che ha coinvolto Telecom Italia. C’è talmente tanta carne al fuoco in quella brutta faccenda, che metterci un link risulterebbe comunque incompleto e velleitario. Un sistema che, tra spionaggio delle concorrenti, monitoraggio orwelliano di soggetti d’interesse, intrallazzi coi servizi segreti, intromissioni nell’attività politica, suicidi ancora da verificare e molto moltissimo altro, è equiparabile all’attività di un colpo di stato formato mignon perennemente sottotraccia.
Proprio come in un colpo di stato, c’erano le truppe speciali con tanto di nome di battaglia. Come il fantomatico Tiger Team, nucleo pulsante motore dell’intera giostra, decimato dagli arresti.
Leggo la notizia, e non posso crederci. Allora mi informo attraverso contatti della scena, e tutti mi confermano che, sì, è proprio lui. Infine, storia di questi giorni, Andrea Pompili resta agli arresti, in carcere.

Andrea Pompili incarna un po’ la figura dell’eroe italico commodorista, un garibaldi dei 64k, un giuliocesare del comando POKE. Praticamente da solo, completa Catalypse, un gioco sul glorioso biscottone, dalla qualità talmente elevata da sbaragliare i migliori prodotti delle case di produzione più scafate. Il prodotto ludico tricolore fa talmente tanta invidia lì, oltremanica, che la critica d’eccellenza si sente prima di stroncarlo, poi di fare ammenda.
La grafica disegnata da Andrea, le proporzioni, l’uso del colore, sono la mia principale fonte di ispirazione per il gioco che sto sviluppando sul coso nero, ero lì lì per contattarlo e chiedergli una consulenza. Prima di sapere del fatto. È un pò come quando ti dicono, direttamente o indirettamente, che cavoli e cicogne non sostituiranno la santa innominabile, o che nessun vecchio lappone esibizionista affronterà il gelo decembrino per soddisfare i tuoi vizi ludofeticisti infantili.

Prima il rapitore autriaco commodorista Wolfgang Priklopil, fiero del suo C64G che preservava i suoi sordidi (sordidi?) pensieri dalla polizia. Poi Tamás Polgár (conosciuto come Tomcat), attivista politico, blogger più letto del suo Paese, organizzatore di retroeventi ed autore della serie di libri d’argomento “Freax“, arrestato illegalmente perché beccato (forse) tra i rivoltosi di settembre a danneggiare il monumento sovietico per la liberazione del ’45, e tacciato di averlo distrutto da solo (sì eh!).
Infine Andrea Pompili.
Una lunga scia d’odio di chiaro stampo cattodemoplutocratico nippoislamicosionista a doppio turno vuole silenziosamente abbattere le resistenze ad 8bit contro il mercato. Ad uno ad uno, separatamente, proveranno a falcidiare la compagine commodoriana. Reagiamo! Andiamo in piazza ad urlare il nostro sdegno! Andrea libero subito! Andrea libero subito! Andrea libppfhfhpppfh (lo portano via).

::collezione problematiche sociali autunno/inverno 2007

Facciamo così: compro una piccola webcam, e durante la prossima puntata di AnnoZero me la punto addosso, regalandovi in diretta le facce stranite, gli sguardi di incredulità ed i moccoli al volo.
Provocati, ovviamente, dalla presenza offensiva della nuova bionda B.B.

La presenza della quasi ventunenne contessina Beatrice Borromeo Arese Taverna (questa mente impegnata qui, per dire no?), non poteva non generare una certa dose di interrogativi tra le fila del pubblico di Santoro. Ne è testimonianza la stessa blogosfera italiana, basta guardarsi un po’ intorno. In tanti si saranno chiesti perché sta biondina, di nobili natali, un passato/presente di modella per intercessione di mammà (come lei stessa dichiara), un futuro in Scienze Politiche, una clamorosa zeppola in bocca, sia li a fare…a fare…
Oddio, a fare che?

Per non cadere nella solita stagnante combo italiota tipo SUV, quella che due parti eventuali giocano sul filo di “il SUV è una evitabile cafonata falloelongativa” e “l’invidia di chi non se lo può permettere”, nelle prime puntate della trasmissione abbiamo voluto metterci una pezza di giustificazione: Beatrice interpreta la notizia, “fa comunicazione”, come si dice oggidì nei confronti di chi ha uno stipendio altrimenti immotivato.
Fa la modella di argomenti firmati, invece che di capi d’abbigliamento: assume espressione addolorata à-la Fantozzi, e si ingobbisce come la bambina malefica del film “The Ring”. È l’impostazione che prelude ad una prosa sconsolata e scevra di speranze, relativa all’argomento della serata.

Poteva andare liscia così. Invece no. Già nella seconda puntata han fatto sì che potesse blaterare la sua. Proprio la seconda puntata, quella sballottata tra giovani e lavoro. Proprio quella. Durante la quale, ha svelato la magagna del duro lavoro di modella: la mancanza di gentilezza.
Non me la prendo certo con la persona, ma avrei da dirne quattro a chi ce l’ha voluta. Io penso che non si potesse realizzare nulla di più offensivo, irridente e fuori luogo, dell’intervento sul lavoro precario, da parte di un pezzo bidecennale modaiolo e mondano del parentado Borromeo-Marzotto. È un cortocircuito dal sapore sgradevole, una perversione granguignolesca quasi ricercata. E, se così fosse, colpevole.

L’emblematica visione greve della rampolla dalla faccia grave ti fa capire che nel binomio giovani/lavoro, il problema sono i giovani. Ma per quello basta attendere, fin quando giovani non saranno più.
Nel frattempo, c’è chi di lavoro parla del lavoro: la conferenzina mensile della Regione, l’inutile stand della Provincia, il programma tv dalla tristezza coreografica.

::maria tamagotchi

E stasera? Come la conceranno?
È come avere una Barbie Tamagotchi televisiva da vestire in mille modi differenti: Maria reginetta del ballo, Maria al corteo femminista, Maria imprenditrice varesotta, Maria maestrina elementare, Maria incontri del terzo tipo, Maria nonna narrastorie, Maria novella nausicaä…

Maria Cuffaro, telegiornalista di RaiTre, giovane promessa della pittura, ex maestra di lingue, pupilla di Curzi e di Santoro, vive quotidianamente un rapporto conflittuale con la sua truccatrice, arricchendo così, sera dopo sera, un portfolio di icone femminili che dovrebbe essere tutelato dalla Comunità Europea.
Nello splendore dei suoi quarantadue anni, è capace di far dimenticare con un filo di trucco ed un’acconciatura differente, quel sentore di convinta organizzatrice di manifestazioni al liceo classico che, per sua natura, non la lascia mai del tutto.

E domani? Come si presenterà?

::la stimolazione mediatica nel transito adolescenziale

Dai dai dai, che è quasi finita, è praticamente finita, è finita la scuola anche quest’anno!

L’euforia dei liceali a fine maggio è sempre quella, prima di poterla condire a suon di gavettoni durante l’agognato ultimo giorno.

Eppure, qualcuno è triste. Triste e confuso.

Ogni istituto superiore può vantare la sua statistica fetta di adolescenti agghindate a mo’ di cloni di Avril Lavigne, la canadesina fintoincazzata, alta come Puffo Brontolone ma con molto più mascara.

Per capire cosa le ragazzine vogliono clonare di questo modello, basta addentrarsi ridendo il meno possibile nel sito italiano ufficiale, ed estrapolare dalla biografia cosucce così:”Originale senza pentimenti. Sfrontata.“; oppure andarsi a prendere dal sito di MTV roba tipo:”Passato il tempo dei cloni di Britney e visto che la stessa Britney non è più una semplice ‘girl’ ma si dirige verso l’età adulta, adesso il mondo è in mano a una skater punk dalla faccia d’angelo ma dallo spirito diabolico.”.

Assomigliare ad Avril è come ribellarsi, ma in modo griffato; lei ha sempre la faccetta dura, del tipo “il mondo è cattivo mi fa schifo ma dentro ci ho tipo un animo zenzibbbile”; il vecchio video di “Sk8er boi” ancora agita i fantasmi di un ‘ribelle’ attacco musicale in centro città all’ora x, e solletica il desiderio di essere accettati dai coetanei come protagonisti di un palco ‘contro’ improvvisato ad un incrocio di strada.

È perfetto per una quindicenne, perfetto.

Ma il Mercato pretende anche di volerti svezzare ai piccoli dolori della vita: la Silvietta della 3F non ha preso bene le foto della sua beniamina nel nuovo look modello Cannes, come questa, questa e questa.

Silvietta era convinta che esistesse una cantante molto giovane, le cui controverse decisioni in campo artistico si rispecchiassero per davvero nell’immagine che il pastrocchio di impresari major e pubblicitari vomitano quotidianamente sui media. E che questa si presentasse solo così. Assomigliandole in superficie, Silvietta intendeva far da prisma di rifrazione per il suo primissimo cartamodello di personalità.

L’ho cercata dopo mezz’ora buona, ché a seguire la lezione non c’era. L’ho scovata in bagno, a fissarsi inebetita allo specchio del lavandino più nascosto. Allora mi calmo, rallento i miei gesti, le sfioro piano la spalla per attrarre la sua attenzione, come si farebbe per una sonnambula. Lei non si gira neanche, ma fa sentire la sua presenza, dicendosi allo specchio:”Ma che cazzo sto facendo?”.

L’ho sentita, l’ha detto senza peso sul cuore. Anzi no, l’ha detto proprio schernendosi, ridendo di sé stessa.

Oggi Silvietta ha varcato uno dei cancelli dentro di sé, ed ancora non lo sa. L’euforia dei liceali a fine maggio è sempre quella.

::polposiscion generescion

Oggi volevamo guardare in tv la prima gara di Formula 1.

Volevamo celebrarne la funzione eucaristica, lasciarci trasportare dal rito; avremmo idolatrato il nostro Stregone del Deflettore di Flusso, l’amico espertone che un po’ tutti ci ritroviamo tra le scatole in tali frangenti.

Non ci siamo riusciti. Siamo scoppiati a ridere ed a dire stupidaggini inumane, quando è stato citato uno dei nuovi arrivi nel circo della F1: Scott Speed!

Domanda di un quiz: ti chiami Scott Speed, da grande sarai? Uno pasticciere, due politico, tre pilota. Ma neanche “Cioè” ai tempi d’oro di Luis Miguel si sarebbe concessa una cosa del genere!

Io pensavo che simili eventi potessero capitare solo nei videogiochi degli anni ’90, quelli in stile Micro Machines, dove ogni personaggio è una caricatura: Scott Speed, Nigel Nitro, Terry Tires, e tutti gli altri simpatici concorrenti. E invece no, è lì, esiste, e non si è manco cambiato il cognome apposta, a quanto pare!

La presenza in pista del fresco virgulto ci ha distolto totalmente dalla gara in sé. Poi qualcuno ha puntato il dito su Niko, il capacissimo figlio di Keke Rosberg, rissoso ma bravissimo pilota del passato. Niko, Keke, Scott Speed, generazioni del volante…blink: capito!

Ora è chiaro e palese: questa sarà la stagione motoristica dei figli d’arte. Ecco perché, insieme a Villeneuve figlio e Rosberg figlio, va annoverato Scott Speed, indiscutibilmente figlio di Penelope Pitstop della serie “Wacky races“. Siamo pressoché certi di una così stretta parentela tra il giovine salmone della bandiera a scacchi, e la bionda signora sulla beauty farm da 200 cavalli.

Anche in questo caso, se questo fosse un blog fico e gggiovane, sarebbe bell’e pronto il bannerino “Noi tifiamo Scott Speed”, con tanto di finta mania da intenditore trash. Ma, come ben sapete, qui non ci sono AdSense, quindi…